Centro documentazione "Ivano Tognarini" 
Il Centro di documentazione del MAGMA rappresenta un punto di arrivo e di approfondimento, di ricerca e di scambio.

Sistemato nelle sale di quello che una volta era il Museo del Ferro e della Ghisa, si pone l’obiettivo di diventare centro di raccolta e conservazione della documentazione relativa agli studi, alle ricerche e ai progetti riguardanti il territorio e la città di Follonica.
Qui è possibile consultare la banca dati del Museo, scegliendo tra le schede dei reperti, le fonti iconografiche o i video degli archivi coinvolti nella raccolta museologica.

Fa inoltre parte della documentazione una sezione di pubblicazioni inerenti la storia siderurgica e l’archeologia industriale.

Ivano Tognarini, iniziò ad occuparsi di storia della siderurgia a partire dal 1973, allorché pubblicò sulla rivista "Ricerche Storiche", due lavori dedicati alle attività minerarie dell'isola d'Elba ne l700 ed alla metallurgia del ferro a Follonica nel medesimo periodo. Successivamente, una parte cospicua di un volume sulla storia della città e dello Stato di Piombino nell'età moderna, in particolare tra '400 e '500, è stata ancora dedicata al problema della lavorazione e dell'economia del ferro.

Nel 1980 ha pubblicato il saggio "La questione del ferro nella Toscana del XVI secolo", nel volume I Medici e lo Stato senese 1555-1609. Nel 1983 ha promosso e coordinato il convegno di studi," Archeologia industriale e storia delle miniere" a Massa Marittima. A questa esperienza, oltre a Ivano, parteciparono illustri studiosi italiani e stranieri (L. Bergeron, D. Balestracci, R. Morelli, A. Riparbelli, R. Vergani, S. J. Woolf, D. Woronoff). Gli atti sono confluiti nel volume Siderurgia e miniere in Maremma tra '500 e '900". Io però sono molto legata ad un altro convegno, anch'esso organizzato da Ivano, che si tenne nel maggio del 1980 a Piombino, "Archeologia industriale, storia della siderurgia, musei del ferro". Anche questo convegno aveva carattere internazionale, vi presero parte, tra gli altri, Wilhem e Cossons. Ci si confrontava, sicuramente per la prima volta nel nostro territorio, con studiosi ed esperti di paesi stranieri che già avevano esperienze concrete in questo campo di studi. C'era anche la professoressa Roberta Morelli con la quale Ivano in quel periodo iniziò a collaborare sui temi dell'archeologia. Insieme organizzarono un viaggio in Inghilterra per partecipare alla "Association for Industrial Archeology Conference 1980", un convegno che si tenne presso l'università di Liverpool nei primi giorni di settembre del 1980. Il contributo di Morelli/Tognarini si intitolava "Currents of Italian Archeology compared in a microcosm: the case of Follonica". Risale a questo periodo, io credo, il suo interesse più concreto e articolato per la creazione di un Museo del ferro che lui, insieme alla professoressa Morelli, presentarono in quel contesto. Anch'io partecipai al viaggio e ricordo che scendendo da Liverpool verso Londra, con una macchina che avevamo noleggiato, attraverso il "Black Country" , ci fermammo a visitare vari musei, in particolare ricordo un museo di una miniera di carbone gestito dagli ex minatori e soprattutto il Museo di Neil Cossons a Iron Bridge, già allora famoso. Nel 1986 è coautore, con L. Rombai, del volume "Follonica e la sua industria del ferro".

Dal 1979 al 1990 ha pubblicato numerosi contributi sul tema dell'archeologia industriale e della storia della siderurgia su varie riviste: Rivista Finsider (1979, 1985), Farestoria (1981), Archeologia viva (1982), Etruria oggi (1984), annali della Fondazione Luigi Micheletti (1987), In/formazione ( 1988), Ricerche Storiche (1986,1989,1990).

Dal 1980 al 1985 ha promosso vari convegni dedicati alla storia della siderurgia e al progetto di creazione di un museo del ferro, i cui atti sono stati pubblicati sulle pagine della rivista "Ricerche Storiche, si veda in particolare il numero monografico "Per il museo del ferro. Studi e ricerche", a.XV,n.3.

Ricerche Storiche, da lui fondata e diretta fino alla sua scomparsa, si è sempre occupata di Archeologia industriale e delle tematiche storiche, economiche e sociali relative alla storia della siderurgia, dal Medioevo all'Età moderna e contemporanea; tra le prime in Italia ad occuparsi di questo campo di studi, la rivista ha favorito e sostenuto iniziative culturali, conferenze, mostre, pubblicazioni, che hanno contribuito allo sviluppo della stessa disciplina in ambito metodologico, al recupero ed alla conoscenza di questo patrimonio culturale, per la comprensione del quale Ivano ha sempre sostenuto l'importanza della valorizzazione delle fonti scritte, dei documenti, quali strumenti imprescindibili al processo di conoscenza del passato, ma anche strumenti interpretativi, utili per una nuova progettualità nei processi di dismissione e riconversione delle aree industriali.

Il forte e costante interesse della rivista verso le tematiche della archeologia industriale, ha prodotto numeri specifici dedicati a queste tematiche: nel 2005 - anno di costituzione della sezione toscana di A.I.-di cui Ivano era presidente - ; 2009: I villaggi operai, 2010: Compendi siderurgici tra passato e presente: fonti e testimonianze a cura di A. Quattrucci e I. Tognarini e nel 2012, a cura degli stessi autori, I diversi saperi dell'archeologia del lavoro: letture e strumenti del paesaggio minerario.Voglio qui citare anche il Dott. A. Nesti che tanto ha scritto su questi temi sulla rivista ed altrove ed ha molto collaborato con Ivano.

Nella primavera del 1985 partecipò ad un convegno a Terni. Il suo contributo" L'itinerario toscano: dalla storia della siderurgia alla valorizzazione del patrimonio industriale" è pubblicato in " Atti del convegno di Archeologia industriale siderurgica". Un altro contributo di rilievo è quello contenuto nel volume La Toscana nell'età rivoluzionaria e napoleonica, volume che lui stesso ha curato, "Siderurgia e guerra marittima iniziative e insuccessi di uno dei "meilleurs Mécaniciens de France" all'isola d'Elba (1803-1810).

In ambito maremmano mi piace ricordare alcune pubblicazioni di cui è stato autore e curatore come Siderurgia e miniere in maremma tra 800 e 900. Archeologia industriale e storia del movimento operaio (1984) due pubblicazioni uscite nel 1990, Campiglia Marittima. Percorsi storici e turistici con il contributo "Siderurgia e miniere dal 500 ad oggi", coautori il Dott. R. Giovagnoli e la Dott.ssa A. Quattrucci, che,dopo la laurea, iniziò a collaborato con Ivano e Ferro fuso, con" L'industria siderurgica a Follonica", che contiene anche contributi di L. Rombai F. Petrucci, L. Zangheri.

Nel 1985, in qualità di direttore della collana "Classici della letteratura metallurgica" ha promosso la pubblicazione del volume Marco Antonio della Fratta Montalbano, Pratica minerale, a cura di Marco Cima e come direttore della collana "Nuove Ricerche di Storia" nel 1994 ha promosso la pubblicazione del bel volume "La Magona del ferro" di Angela Quattrucci e, della stessa autrice, nella collana "Ricerche su storia e società locale, da lui diretta, il volume "Gli archivi minerari di Massa Marittima"(1999).

Nel 1992, nell'ambito delle iniziative dedicate al 750^ anniversario dell'università di Siena, Ivano ha coordinato un convegno di studi internazionale dal titolo: Una tradizione senese: dalla pirotecnia di Biringuccio al Museo del mercurio. Altre pubblicazioni che testimoniano un costante interesse per questi temi sono: " Scienza, politica ed economia in età leopoldina: alcune note sul caso della siderurgia" in La politica della scienza. Toscana e stati italiani nel tardo settecento (1996), " La rivoluzione industriale e la prospettiva italiana" in Modelli e ornamenti. Siderurgia e decoro urbano a Follonica (secc. XIX-XX) (1996), "Cecina e la sua Magona del ferro", in La Magona del ferro di Cecina. Monumento, Museo dell'Industria, Polo per la ricerca scientifica (1997), "Altoforni, storie e misfatti" in forma urbana (1997). Nell' anno 2000 sono usciti gli atti del convegno: una tradizione senese. Dalla Pirotechnia di Vannoccio Biringucci al museo del mercurio, a cura di Ivano e nel 2001 "Parco-Museo Minerario di Abbadia San Salvatore e Miniere e nel 2002 La miniera di Mercurio di Abbadia San Salvatore insieme a G. Maciocco, S. Mambrini, S. Mambrini.

Dal 2000, oltre all'insegnamento all'università, Ivano ha ricoperto incarichi rilevanti relativi ad altri settori del suo campo di ricerca che lo hanno impegnato molto e poi, nel 2009, si è gravemente ammalato . I suoi lavori in quegli anni riflettono in parte questo suo impegno, ma è stato sempre costante ed appassionato in lui l'interesse per la storia della siderurgia e dell'archeologia industriale. A questo proposito vale la pena ricordare il volume che ha scritto con A. Nesti per Carocci Editore: Archeologia industriale. L'oggetto, i metodi, le figure professionali del 2003. Ivano ha anche insegnato Archeologia industriale presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Siena, nella sede di Arezzo oltre che Storia moderna presso lo stesso ateneo e con questo libro intendeva fornire una sorta di manuale per gli studenti e studiosi della materia.

Voglio ricordare anche la sua partecipazione ai convegni: Archeologia industriale, La conservazione della memoria (Roma 8-9 maggio 2003) e monumenti dell'archeologia industriale nel Meridione d'Italia (Lecce- San Cesario di Lecce, 20 giugno 2003)i cui atti sono stati pubblicati ne': I quaderni di Patrimonio industriale. Archeologia industriale in Italia. Temi, Progetti , Esperienze , 2005 per Aipai grafo, con il contributo "Storia e archeologia del patrimonio industriale: iniziative ed esperienze nell'area toscana" .

Nel sett. 2004 partecipa al bel convegno Brescia-Tavernole sul Mella, i cui atti "Musei del ferro in Europa e in Italia. La ricerca storica e le esperienze di conservazione e valorizzazione" sono stati pubblicati da Grafo edizioni del 2006. Il contributo di Ivano era: La via del ferro toscana: un paradosso tra arte e industria.

Nel 2008 ha pubblicato L'altoforno numero uno monumento di archeologia industriale: note di storia della siderurgia piombinese e toscana attraverso gli ultimi secoli per Crace. Questo volumetto è importante poiché testimonia la lunga e difficile vicenda relativa alla salvaguardia della memoria industriale della siderurgia di Piombino che, secondo Ivano, rappresenta un'eredità che travalica i confini locali e investe in pieno anche il processo di industrializzazione del territorio nazionale. è del 2008 anche l'ultimo convegno organizzato a Piombino " Il patrimonio industriale della siderurgia. Territori, vicende, valorizzazioni". Sono passati 31 anni dal convegno che si svolse, sempre a Piombino, nel lontano 1977 su" La siderurgia italiana dall'Unità ad oggi". Il progetto del museo del ferro è ora un fatto concreto, ma purtroppo la sopraggiunta crisi dell'industria ne ha impedito la realizzazione. L'ultimo contributo nel campo dell'archeologia industriale è stato "la Ferriera di Pescia Fiorentina un Monumento tra storia e futuro" nel bellissimo libro: Capalbio, storie di un castello (2012).

Ivano ha sicuramente contribuito, con le sue ricerche, i suoi scritti, i suoi interventi , i convegni promossi e coordinati scientificamente, la sua attività come membro delle principali associazioni per la salvaguardia e lo studio del patrimonio industriale in Italia e all'estero ( In particolare" l'Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale", di cui fu per lunghissimi anni il referente principale per la Toscana e "The International Commitee for the Conservation of the Industrial Heritage) alla nascita ed allo sviluppo, soprattutto in area toscana, di una cultura legata e direi prodotta dal processo industriale, ed ha sollecitato una attenzione per queste tematiche, non solo fra gli studiosi, ma anche nelle istituzioni di vari territori. Il suo impegno in questo senso ha certamente contribuito alla realizzazione di progetti museali e dei parchi archeo-minerari del piombinese e dell'elbano, delle colline metallifere, dell'Amiata e del Valdarno. Si può inscrivere in questo forte impegno anche il tentativo purtroppo sconfitto di salvare dalla demolizione l'Altoforno n. 3 delle Acciaierie di Piombino (1991-93) e la valorizzare l'Altoforno n. 1.

Per concludere mi piace ritornare proprio a Follonica dove Ivano, insieme a A. Quattrucci e C. Saragosa, si è adoperato per la realizzazione del primo nucleo del Museo del Ferro di Follonica, e del relativo catalogo Modelli e ornamenti. Siderurgia e decoro urbano a Follonica (1995).